Biblioteca Civica "Ezio Vanoni" di Morbegno

RACCONTARE DISEGNANDO

Quando
15 November 2013
Orario
20:30
Categorie
Conferenza/Dibattito

RACCONTARE DISEGNANDO

Disegno umoristico e fumetto: un confronto fra maestri:

Ernesto Cattoni e Vincenzo Iannuzzi

Ingresso libero

 


Ernesto Cattoni

"Il maestro è nell'anima e dentro all'anima per sempre resterà".

Questo verso di Paolo Conte riassume con efficacia i caratteri salienti di Ernesto Cattoni, indiscusso maestro dell'umorismo grafico italiano.Costui, infatti, sembra vivere altrove. Dall'intensità delle sue opere traspaiono gli echi di una dimensione parallela, sconosciuta ai più: la dimensione dello spirito. Di essa il maestro rivela i segreti con quella semplicità che è sicuro indice di grandezza. Affidandosi alla matita, Cattoni narra il mondo visto dal di dentro, rappresentato non attraverso l'apparire, ma tramite il suo essere più intimo. Egli coglie l'essenza delle cose, non da osservatore esterno, ma da partecipe della stessa anima. Ne nasce un incanto irrinunciabile che, divertendo, rapisce.

Giornalista pubblicista e grafico illustratore ha pubblicato oltre 12.000 disegni umoristici dal 1957 a oggi sui principali quotidiani, riviste, settimanali, magazine italiani e stranieri: "Il Giorno", "Corriere d'Informazione", "Corriere Lombardo", "Famiglia Cristiana", "Jesus", "Panorama", "Epoca", "Tempo", "Europeo", "Gardenia", "Airone", "Millelibri", "Grazia", "Amica", "Oggi", "Selezione", "La Tribuna illustrata", "La Domenica del Corriere", "Visto", "Topolino", "Il Corrierino dei Piccoli", "Il Monello", "L'Intrepido", "I Gialli Mondadori", "Relax", "Humor Graphic", "L'Illustré", "Le Figaro", "Paris Match", "Motor und Sport".

Ha illustrato diversi libri tra i quali "Il Vangelo e la Bibbia dei Ragazzi" (Ed. San Paolo) pubblicato anche in inglese, tedesco, spagnolo e portoghese, "Verde anch'io", "Non brontolare amore".

 

Vincenzo Iannuzzi

Mi hanno sempre colpito le dita di questo orologiaio spazientito. Hanno sviluppato una meditata callosità nel punto esatto in cui va a poggiare la penna. Una penna megafono ad un passo dal cedimento strutturale, che questo espressionista tedesco, casualmente reincarnatosi in terra calabrese, utilizza da quasi quarant'anni per compilare un grande romanzo popolare. Quello di Jannuzzi è uno stile pedagogico, altalenante tra Murnau e la Wertmuller, tra Walter Molino e George Grosz, attraversato da subitanei cambi di registro dal grottesco al lezioso, dall’eroico al pratico. Anzi il suo curriculum artistico potrebbe sicuramente risalire ai tempi e ai cieli dell'alto medioevo: lo vedo abbarbicato come un Tarzan occhialuto a scalpellare maliziose gargoilles sulle cime delle cattedrali gotiche, burlandosi dei chierici e degli sgherri dello sceriffo. Jannuzzi è da sempre un implacabile agit prop che non si è mai tirato indietro di fronte a qualsivoglia sfida espressiva. Il suo occhio panoramico ha creato ingegnosi teatrini di carta, preziosi origami multidimensionali per arredamento. E' stato addirittura capace di trasformare una apparentemente innocua e anonima penna bic in uno straordinario medium espressivo. La sua prolifica produzione artistica abbraccia il fumetto di massa per bambini, quello semiclandestino per adulti; la riduzione in vignette di opere letterarie (Madre Coraggio o Le 11.000 verghe); i murali politici; la decorazione di ambienti e il collage. La sua critica allo stato presente delle cose si avvale di una poetica della nostalgia fatta di corpi, oggetti e scenari ancora commoventemente neorealisti, un'estensione atemporale di "Rocco e i suoi fratelli".

L'iconografia jannuzziana è un cortocircuito tra un immaginario da socialismo reale e sontuose pin up che profumano ancora di calendarietto da barbiere. Un'arte fatta di fendenti rapidi e irrevocabili, derivata da una mentalità da spadaccino. A scanso di equivoci, devo però specificare che la sua è sempre stata una penna fioretto, mai una penna pugnale. Lui non è uno dei tanti artisti sicari, ma è un raro onorevole artista duellante.